“IL VOLTO DELL’ANGELO” DI NAPOLITANO

Pubblico qui di seguito la mia prefazione al libro IL VOLTO DELL’ANGELO di Carlo Napolitano (CSA Editrice, Crotone, Dicembre 2007). Se sei un blogger, uno scrittore, un critico o un giornalista, puoi richiedere una copia-omaggio del libro – con preghiera di recensione – inviando una e-mail all’indirizzo domenicoturco@yahoo.it

“IL VOLTO DELL’ANGELO”

 DI CARLO NAPOLITANO

 Presentazione di Domenico Turco

 Il Volto dell’Angelo è un’opera di grande interesse e notevole originalità. Il libro esce da quelli che sono i canoni e gli schemi della narrativa italiana contemporanea, nella quale è tendenzialmente assente qualsiasi riferimento alla spiritualità. Romanzo esoterico nel significato più neutro dell’aggettivo, Il Volto dell’Angelo  è un incredibile viaggio della coscienza, un’incursione nel mistero dell’essere che si nasconde tra le pieghe agitate del divenire.  La vicenda del libro ruota intorno agli eventi ai confini della realtà che sconvolgono la vita di Stefano Melandri, scettico professore di liceo alle soglie della pensione, che, grazie all’incontro con una donna di sovrannaturale bellezza esteriore e interiore, ritroverà il coraggio di vivere – nonostante il tunnel della malattia – per scoprire un modo diverso di vedere le cose.  Nel corso del romanzo succedono moltissimi fatti inquietanti e misteriosi, che non vogliamo svelare fino in fondo per non rovinare la sorpresa ai lettori. L’Angelo evocato nel titolo del libro è una figura centrale delle tradizioni esoteriche e mistiche, conosciute profondamente dall’Autore, che nel libro dispiega una cultura non comune, ben incorporata, però, nel tessuto della storia. Infatti non dobbiamo dimenticare che quest’opera è comunque un romanzo, e come tale presenta le caratteristiche di evasione proprie della fiction.   L’Autore  nel Volto dell’Angelo riconosce un’icona orfica dell’anima nel suo tentativo di emanciparsi dal carcere terreno, dalla gabbia dell’orizzonte materiale. L’opera  esprime quindi un messaggio molto profondo, ispirato com’è alla consapevolezza  di dover ammettere l’esistenza di un mondo oltre il mondo, cioè di una dimensione metafisica che convive con quella fisica.  Napolitano si chiede: “chi è l’Angelo?”  È proprio seguendo la scia luminosa di questa domanda che è possibile rintracciare il filo conduttore dell’opera. Una prima risposta possibile proposta dall’autore ravvisa nell’Angelo il ruolo di custode dello spirito; ogni messaggero celeste simboleggia la presenza nell’uomo del senso del numinoso, forza di rigenerazione vitale capace di salvare l’umanità dal baratro verso il quale la stanno conducendo la follia della tecnologia moderna, venerata dalle masse, nonché lo sfrenato consumismo di oggi, sordo ad ogni istanza di moderazione.  Napolitano esalta l’interiorità come antidoto alla frenetica malattia materialistica, di cui l’Angelo costituisce il censore e il massimo e severo giudice. In questo caso, la misteriosa figura corrisponde alla donna alata della lamina dei tarocchi nota come La Temperanza. La carta in questione rappresenta la rigenerazione vitale, il cambiamento e il mistero come tramite tra l’invisibile e il visibile, senza tuttavia confondersi con la realtà trasmessa dai sensi e rielaborata dall’intelletto. L’ànghelos, che in greco antico significa letteralmente “colui che reca l’annuncio, messaggero”, rinvia al dàimon di socratica memoria, a quel dio interiore e segreto che è garanzia di pensiero e vita immortale, voce del destino che incombe su ognuno di noi e che non può che avere una superiore finalità. Il celeste portavoce con le ali è la nostra guida verso l’interpretazione del mondo e la presa di coscienza di quel sovramondo che rinnega la morta lettera e celebra lo spirito sempre vivo, sempre libero, sempre vicino all’essenza sacra propria dell’uomo come e in quanto creatura di luce. L’angelo accoglie l’uomo ed è da questi accolto nel segno di una remota e mitica memoria delle origini.  Napolitano elabora la sua implicita angelologia secondo una visione estremamente personale, che collega la sfera dell’astrazione, o mundus imaginalis, a quella del trascendente. L’attenzione dello scrittore partenopeo si concentra sulle possibilità di un dialogo reale e non fittizio tra l’individuo umano, troppo umano e la sua controparte angelica, che ne rappresenta l’anima.  Per egli l’Angelo è anche, e non secondariamente, figura-simbolo di una dimensione iniziatica, nella quale l’amore svolge una funzione importante, per quanto inaspettata. Il volto dell’angelo esprime una visione dell’eros di stretta derivazione platonica; l’amata è oggetto di adorazione, che a sua volta rinvia all’adorazione del Divino.  Nel romanzo si attribuisce un significato pieno e profondo all’amore, dalle esplicite valenze mistiche o teosofiche. L’eros assurge a metafora di quel rapporto ascetico tra l’uomo e Dio che è esso stesso rapporto di amore, per quanto di un “amore celeste” e non “volgare”, per citare una distinzione essenziale svolta da Platone nel Convito e condivisa da Napolitano.  Tuttavia lo scrittore partenopeo non è un mistico, ma un uomo del nostro tempo, che in quanto tale registra tutte le inquietudini e le ansie del presente, senza peraltro indulgere più di tanto al negativo della Contemporaneità.  Nella sua personale e visionaria ricerca di un mondo migliore – la scrittura è in fondo soprattutto questo – l’Autore è soccorso da un robusto armamentario intellettuale e da una vivace curiosità culturale. Ne Il Volto dell’Angelo confluiscono robuste tracce delle più diverse tradizioni spirituali, dall’esoterismo greco al Neoplatonismo pagano e cristiano, dalla Cabala al Mazdeismo persiano, etc…  Appare chiaro come l’analisi in forma di romanzo di Carlo Napolitano si leghi a doppia mandata ai suoi studi sui rapporti tra paganesimo e folklore, e sugli aspetti esoterici di entrambi. Nella costruzione del suo complesso congegno narrativo egli non attinge comunque solo al passato, ma spazia senza soluzione di continuità nei territori della cultura postmoderna, dalla fisica quantistica al cinema d’autore di Pupi Avati, dalla musica rock (Beatles, Led Zeppelin) alla narrativa più recente.  Sul piano dei modelli di scrittura prescelti, lo scrittore si è dedicato con passione all’approfondimento della conoscenza dei principali maestri letterari dell’Altrove, da Edgar Allan Poe al genio onirico di Howard Phillips Lovecraft. Un altro narratore amato da Napolitano è Gustav Meyrink, e specialmente il Meyrink de L’Angelo della finestra d’occidente, opera narrativa che mostra un’analoga concezione sensuale e carnale della donna-angelo, sottratta alla tradizione stilnovistica e assimilabile semmai ai temi della Cabala ebraica, in cui la metafora sessuale serve a dispiegare, grazie al linguaggio “profano” della corporeità, l’ineffabile rivelazione dei misteri sacri.  Usando un codice simbolico e metaforico che attinge all’esperienza dei sensi e all’amore-passione, lo scrittore campano esprime una struggente tensione panica, da unio mystica, connessa all’incontro tra l’umano e il divino, nel quadro di una rivelazione che va oltre l’impostazione dogmatica basata sulla Bibbia e la relativa ermeneutica sacra.  Autentico cabalista del terzo millennio, Carlo Napolitano attinge ai suoi sogni mistici per creare una mitologia personale. Mitologia che si radica su una precisa prospettiva spirituale di matrice gnostico-esoterica e non religiosa nell’accezione comune dell’espressione. In effetti gli angeli del romanzo di Napolitano presentano dei caratteri alternativi rispetto ai tratti attribuiti dalla tradizione cristiana a queste enigmatiche presenze. Sono degli esseri in qualche modo a dimensione terrena, per quanto ciò sia vero solo in parte. L’autore rifugge da ogni conformismo teologico, non sceglie mai la via più ovvia e scontata per parlare delle alte verità, ma si cala, per così dire, nella materia, nel ventre della realtà. Non esita, quindi, a frequentare le atmosfere inquietanti del noir, che accanto al fantasy e al mistery ci danno la cifra del genere ibrido a cui si può ascrivere Il Volto dell’Angelo. A tali generi d’evasione la prospettiva esoterica funge da impegnato e impegnativo pendant, incentrato sul Mistero quale varco o abisso spalancato sull’Altra dimensione.  Il Volto dell’Angelo di Carlo Napolitano unisce alla grande suggestione e potenza visionaria un percorso etico, mistico e sapienzale estremamente interessante e “costruttivo”. Queste caratteristiche contribuiscono a gettare luce sul valore del romanzo come autentica pietra miliare nell’ambito della narrativa e della letteratura postmoderna in genere, in virtù dell’ispirazione metafisica che l’ha prodotta. Una straordinaria nota di merito, nel nichilistico mondo di oggi, dove Dio è morto, ma può ancora risorgere nel cuore di chi si affida al volo di un angelo per poterlo raggiungere… 

“IL VOLTO DELL’ANGELO” DI NAPOLITANOultima modifica: 2008-11-26T11:53:14+01:00da domenicoturco
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