HERMES-THOTH

Hermes, personaggio-chiave dell’antico pantheon greco, è una figura decisamente più complessa rispetto a quel che si ritiene comunemente. Divinità che agisce all’insegna dell’ambiguità, del compromesso, dell’intermediazione e del dialogo tra più mondi, Hermes viene descritto sulla base di questi presupposti ora come fanciullo ora come vecchio saggio, quasi una versione terrestre e non marina di Proteo, creatura capace di assumere le fattezze più disparate fino a trasformarsi in altri animali o cose.

L’immagine più antica di Hermes lo individua proprio come un vegliardo sapiente; tale caratterizzazione arcaica che sembra in contrasto con quella successiva, del dio fanciullo dai calzari alati, è in realtà un importante indizio della probabile origine egizia del dio. Infatti nell’Antico Egitto c’era Theut o Thot, divinità dal volto di ibis, che era per questa ragione considerato un uccello sacro, del tutto identificabile con Hermes, in quanto detentore degli stessi attributi e della stessa connessione con il dominio del Linguaggio, la magia e l’intermediazione in senso lato. Diversamente da quello che si crede, quindi, l’identificazione Hermes-Thot non risale all’Età ellenistica (323 – 31 a. C.), ma è molto più antica.  L’introduzione del culto di Ermete Trismegisto non fu dovuta al tentativo di assimilare Thot, ma alla volontà di risalire all’Hermes originario, vecchio saggio maestro del pensiero e della parola. Il profeta Ermete Trismegisto, mitico autore del Corpo Ermetico, ed Herrmes non erano due personaggi diversi, benché così vennero percepiti dopo che in Età classica l’immagine canonica del dio era stata alterata, forse per l’influenza di altri fanciulli soprannaturali come Eros o Dioniso-Zagrèo. Innanzitutto, dominio comune a Hermes e Thoth è l’intermediazione, il collegamento tra mondi e realtà differenti; da qui deriva ad esempio la connessione tra Herrmes e l’ermeneia, cioè l’interpretazione, e il compito di araldo o messaggero degli Dèi, oltre che la funzione di “psicopompo”, accompagnatore delle anime nel Regno dei Morti, che è svolta peraltro dallo stesso Thoth. Andando nel particolare, le analogie tra Hermes e Thoth sono molte, e riguardano sia i simboli sacri associati a queste due figure divine, che gli attributi relativi. Hermes e Thoth sono gli indiscussi signori di quel “mondo intermedio” che assume aspetti poliedrici, sfaccettati; è un mondo concernente i vivi e i morti, la sfera profana e quella sacra, e le attività che a questo dominio universale fanno riferimento. I due ruoli di “messaggero degli Dèi” e di “psicopompo”, conduttore dei morti nell’Ade, rimandano al duplice aspetto, diurno e notturno, di Hermes, dio solare, appartenente al corteo di Apollo, ma nello stesso tempo vicino a Plutone, il re dell’Oltretomba, divinità sotterranea e “tenebrosa”. Questa ambiguità tra l’ambito diurno e quello notturno, che riscontriamo a proposito di Hermes, non è casuale, ma rinvia alla Saggezza, la quale, illuminando ogni segmento della realtà, è per sua natura bipolare, rivelando un profilo dialettico che sarà decisivo in vista dell’ermetismo classico. Anche Thoth è un dio intermedio, che va al di là della contrapposizione duale tra piano solare e piano lunare, pur facendo parte a vario titolo di entrambi. Infatti, nel pantheon egiziano Thoth era considerato un dio lunare, pur essendo figlio di Rha, dio solare, corrispondente al greco Apollo. Il simbolo di Thoth combina il disco solare e la mezzaluna crescente, confermando quell’armonia degli opposti costitutiva pure di Hermes. Il collegamento tra Hermes e la Saggezza viene ulteriormente rafforzato da un’osservazione di Guènon, che nota come in India “il pianeta Mercurio (o Ermete) è denominato Budha, parola la cui radice significa propriamente la Saggezza  “ (cfr. R. Guènon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Edizioni Mediterranee, Roma 1980 – pag. 110 e seguenti).  Budha ricorda Votan, nome di una divinità dell’America centrale corrispondente a Quetzalcoatl e avente gli stessi attributi di serpente alato, simbolo composito che riunisce all’immagine della serpe quella dell’uccello e che rammenta sorprendentemente il caduceo, l’emblema di Hermes, emblema rappresentato da due serpenti aggrovigliati su un bastone magico sormontato da un paio d’ali. Wotan o Woden è poi il nome germanico del dio Odino, identificato dagli antichi Romani con il loro Mercurio, che è appunto la versione latina di Hermes.

Domenico Turco per Rosso & Nero 

HERMES-THOTHultima modifica: 2008-11-26T11:52:27+01:00da domenicoturco
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3 pensieri su “HERMES-THOTH

  1. Il dio Hermes, diversamente da come si ritiene comunemente, non è una divinità autoctona, bensì è la versione greca dell’egizio Thoth; a ciò rinviano molti indizi, dal momento che entrambi si occupano dello stesso ambito: l’intermediazione, intesa nelle accezioni più varie, dal linguaggio al rapporto tra i vivi e i morti. Conclude l’articolo una suggestiva ipotesi in merito a Quetzalcoatl, il serpente piumato degli Incas, il cui simbolo, accostabile al caduceo, cioè ai due serpenti aggrovigliati intorno a un bastone magico, emblema di Hermes-Thoth.

  2. Ritengo che si potrebbe dibattere a lungo circa l’origine di una determinata figura divino-mitologica.

    Gradirei semplicemente focalizzare la mia attenzione sulla nozione di “ambiguità”, la quale viene intesa da numerose culture arcaiche e dal folklore medievale quale simbolo di completezza o totalità.

    Invece, la rigorosa tendenza a voler organizzare e polarizzare lo spazio ultraterreno, a distinguere il bene dal male, il vero dal falso è una caratteristica di quel razionalismo cristiano che assimila l’ambivalenza o l’ibridazione all’incompletezza, all’imperfezione nonché alla denaturazione di origine pagana.

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