LA “LUCE” DEI MAESTRI

Il percorso evolutivo del mondo è una espressione storicizzata dell’operato di uomini eccezionali, sapienti interpreti di quella forza divina e vitale preesistente al nostro pericoloso ingresso nel Mondo-della-Vita, modelli di una verità perenne che è tale per via della diffusione di messaggi leggendari nella loro apparente normalità, incomprensibile ai sacerdoti del verbo scientista come ai gaudenti cultori di un edonismo estremo e fine a sé stesso.

Tutta la Storia è scandita in fasi temporali più o meno determinate, che trascendono la vita delle nazioni dominanti e che sono esistite a partire e in concomitanza dell’attività di straordinarie personalità spirituali, maestri impareggiabili che non cessano di offrire un disarmante (generoso) contributo alla conoscenza delle varie epoche, compresa la nostra.

Depositari di una saggezza extramondana, questi autentici fari che hanno illuminato interi mondi storici sembrano appartenere e non appartenere all’epoca in cui si sono trovati a vivere ed operare come e in quanto maestri spirituali dell’umanità.

Il loro porsi al di là del tempo, in quella sorta di superstoria che ci coinvolge nella ricerca del nostro compimento esistenziale, è la chiara dimostrazione di una superiore grandezza spirituale, che è valida perennemente, ad una distanza spesso plurisecolare dalla temperie moderna. Singolari insegnanti del corretto modo di approcciarsi all’esistenza, questi rilevanti maestri esprimono una passione infinita che è sopravvissuta alle loro vite mondane.

Senza che ci siano le condizioni propizie per ripristinare un pagano culto degli eroi, quelli che il poeta W.B. Yeats definisce “i maestri di canto dell’anima” rivendicano costantemente la nostra venerazione, che assume in certi casi degli aspetti di tipo religioso.

Se è vero che non tutti i protagonisti storici della spiritualità umana vanno posti sullo stesso piano, possiamo in ogni caso riconoscere che il loro modo sperimentale di affrontare i problemi presenta manifestamente medesima incidenza e peculiarità. In altri termini, esiste o è ipotizzabile come esistente una tecnica del pensiero che solo rarissimi illuminati intuiscono, detengono e portano alle estreme conseguenze, pur nei limiti della dimensione del reale, ovviamente secondo vie differenti da quelle esercitate in altri ambiti dell’esperienza umana.

È comunque innaturale provare a rintracciare ogni fenomeno coinvolto nella formazione di visioni del mondo irriducibili al meccanicismo tradizionale ed alle sue regole a prima vista efficaci, in un grado che non è affatto assoluto, cioè lontano da essere insuperabile e che in effetti è superabilissimo, basta accogliere una nuova prospettiva che si sviluppa interiormente e non esternamente, prospettiva non necessariamente migliore nel senso dell’utile economico, tuttavia preferibile entro l’ottica TRADIZIONALE scelta in queste riflessioni.

Mentre le metodologie di ricerca consolidate al di fuori della scienza dello spirito risultano agganciate al quantitativo, e quindi alla statistica genericamente intesa, nei confini delle dottrine spirituali si ha invece un recupero di quelle istanze legate al qualitativo, ad esperienze come l’arte, la religione, la metafisica, l’etica, nella nostra epoca postmoderna trasformati in momenti che hanno luogo in prevalenza nel privato, oppure tendenti ad assumere caratteri puramente esteriori, validi solo fino a che si traducono in un ricavo immediato e in successi pubblicamente riconosciuti.

E come nella scienza quantitativa, bio-fisica o matematica, si individuano grandi scopritori che con la loro brillante opera continuano ad offrire un contributo significativo ai progressi attuali dell’umanità, così nella scienza qualitativa bisogna intercettare i nomi di artisti, fondatori di nuovi credi e valori religiosi, pensatori altrettanto importanti, una categoria piuttosto eclettica i cui massimi esponenti sono sia eccezionali interpreti di settori particolari che maestri spirituali per ognuno di noi, universali guide che dettano giorno per giorno le leggi del mondo, differenti dalle leggi introdotte nelle Scienze della Natura ma non per questo meno alte e nobili, anzi, superiori in quanto trovano ragion d’essere nei valori dell’esistenza e non in fenomeni successivi e mediati. 

È innaturale ogni operazione di svelamento delle profonde strutture implicate nello sforzo speculativo e d’astrazione in senso alle filosofie perenni, incastonate come pietre preziose nelle opere dei grandi maestri spirituali dell’umanità, filosofie che, avanzano contenuti di un pensiero forte e luminoso, presentano visioni o vedute del mondo originarie, cioè valide nella loro essenza e non per una cogenza metodica tipica di altre verità.

La pregna semplicità dell’esistente intimidisce lo sguardo degli osservatori, abituati ai loro schemi mentali alquanto miopi, perculiari ad ogni conformismo,  nato dall’illusione di modeste personalità intellettuali ed esseri umani involuti.

Abbiamo esplorato l’universo remoto, spalancato le porte dell’immensità con telescopi da fantascienza e sonde spaziali, ma non riusciamo ad esplorare la madre di tutte le galassie, la nostra anima, soffocata nei meccanismi angusti delle attività ordinarie e dei pregiudizi ideologici di stampo edonistico, a base positiva o, alla meno peggio, scettica.

Le ragioni che adopera un certo tipo di uomo scientifico, laico e razionalista non possono esaudire affatto l’esigenza dell’autocompimento esistenziale nella sfera dello spirito e delle sue risorse di libertà dai condizionamenti del vivere inautentico.

L’Essere non può racchiudere il suo senso nel nulla, in una vuota immaterialità, né nell’Esser-ci, la dimensione normale dell’esistenza, ma in una terza realtà più profonda che è la sfera spirituale, la quale trascende il modo comune d’intenderla e descriverla in parole povere. E’ impossibile definire la metafisica e i suoi orizzonti come qualsiasi altra tipologia di scienza. Se proprio vogliamo definire la metafisica, ciò potrà avvenire non senza una faticosa ricerca interiore che può occupare un’intera vita. Si tratta di un impegno gravoso, oppressivo, ma che vale la pena di perseguire.

Bisogna tornare alla scienza spirituale, alla necessità di studiare le regole della perduta saggezza o tradizione filosofica perenne, incentrata sui diritti-doveri dell’anima e legata alla postulazione di una dimensione trascendente accanto a quella immanente, che ci suggerisce la sensibilità.

Bisogna trovare il coraggio di fare un passo indietro, che contemporaneamente sarà balzo in avanti, in direzione dell’autenticità e della sapienza reale collegata al dialogo io-tu come presupposizione di più ampia coscienza spirituale.  Privilegiare l’isolamento di “scomodi” maestri alla promiscuità del debolismo, cioè del pensiero debole,  e del millenarismo laico, tipico di chi sceglie come sua bandiera la filosofia della fine, tesi fantasiosa ed affascinante, ma intraducibile in un dizionario speculativo accettabile, ovverosia abbastanza preciso e chiaro. In realtà, la storia delle varie epoche ha avuto bisogno di un equilibrio dinamico, gioco di prospettive che s’intersecano dialetticamente, trovando il loro punto d’incontro più nella disarmonia delle vedute del mondo che in una artificiosa omogeneità intellettuale, difficilmente compatibile con la reale conoscenza.

I maestri spirituali dell’umanità smentiscono la comune percezione del saggio come depositario di un sistema organico di idee, anzi, nel sistema si rivelano piuttosto idee che destituiscono di senso ogni struttura organizzata di pensiero.   

La metodologia applicata dai grandi pensatori nella loro ricerca di soluzioni originali imposte dai problemi dell’esistenza, elabora ipotesi e strutture di pensiero irriducibili alla filosofie locali, cioè correlate a settori ben delimitati come l’epistemologia o la logica tecnicamente intese, peculiari soprattutto della riflessione moderna e post-moderna.

La differenza consiste nell’universalità dei vari modelli di filosofia perenne a fronte del particolarismo settario di altre correnti o stili speculativi; questi grandi maestri non partono dall’assunzione preliminare di un sistema d’idee, ma ognuno di loro procede secondo un metodo costruttivo-genetico, in cui il filosofo detta dei principi assoluti, che sono l’espressione di un messaggio superiore, rivolto all’umanità e non solamente al singolo; come tale, il pensatore atipico che vede la sua opera nel senso della rivelazione di una verità a sé stante è più capace di altri nel segnare la via maestra della saggezza, qualcosa difficile da definire ma che ha a che fare con una sintesi di conoscenze intuitive e saperi pratici, utili ad affrontare i momenti critici verificabili giorno per giorno…

Il vero sapiente non vuole imbrigliare le leggi del mondo in una rete impenetrabile a sguardi che adottano altre prospettive o visuali.
 Il compito che si prefigge è, insieme, più modesto ed ambizioso: illuminare le coscienze per cambiare il mondo e cambiare il mondo per migliorare il maggior numero possibile di coscienze…

I grandi maestri del pensiero operano principalmente attraverso la forza dirompente  di un messaggio rivoluzionario, mediante l’azione pratico-concreta del dialogo e della persuasione attiva.
Non vogliono attivarsi per creare una filosofia o un sistema speculativo, pur occupandosi di cose filosofiche e speculazione, a loro non interessa farsi portavoci di scienza, ma fautori di conoscenza, un tipo di conoscenza più che umana (spirituale)…

Il termine Tradizione è in questa sede sinonimo di filosofia perenne, non necessariamente esoterica, ma spesso mistica e metafisica; essa propone continui approfondimenti sui modi validi per esplorare l’orizzonte velato della nostra esistenza.

Non c’è solo una valenza ermeneutica o analitica nelle filosofie tradizionali, nell’accezione di un pensiero metodologico finalizzato ad una rivendicazione neo-illuministica di contenuti veritativi a carattere quantitativo, validi per descrivere la realtà invece di penetrarne a fondo l’intima essenza. 

L’evoluzione del pensiero dovrà accompagnarsi ad uno sviluppo ulteriore di competenze religiose, psichiche ed estetiche, poste decisamente in ombra dal connubio tutto post-moderno di oggettivismo scientifico ed indifferentismo etico, principi che l’uomo globalizzato accetta acriticamente, e che subisce senza conoscerne i fondamenti…    

Domenico Turco per Rosso & Nero 

LA “LUCE” DEI MAESTRIultima modifica: 2008-11-15T18:52:49+01:00da domenicoturco
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