ACQUE LUSTRALI – AUTOCOMMENTO

Questo testo illustra l’argomento e i temi della mia ultima raccolta di poesie Acque Lustrali (Venilia Editrice, Montemerlo 2003). Se volete leggere sia le poesie e i poemetti citati che tutto il volume, l’ideale sarebbe acquistare il libro rivolgendosi direttamente al sottoscritto; se invece siete spilorci o a corto di  finanze (anche se costa SOLO 8, e dico 8, EURO!) forse vi accontenterete della piccola selezione presente all’interno del mio sito personale all’indirizzo www.mondo3.it 

La silloge Acque lustrali si presenta già a livello di costruzione come un’opera di carattere eclettico; tuttavia nell’eclettismo è possibile riscontrare un filo conduttore unitario, che consiste nella fluttuante alternativa tra realtà concreta e realtà sognata, certezza e pensiero, illusione e verità. Un altro elemento di aggregazione è dato da una rinnovata e ritrovata volontà di canto, di espressione lirica più che speculativa, e quindi dal ritorno al ritmo elegiaco più consono alla tradizione poetica del nostro Ermetismo, ed alle scuole che lo hanno preceduto, dagli Stilnovisti e Dante fino a Pascoli, Gozzano, D’Annunzio. Ritmo elegiaco che comunque lascia spazio anche ad una riflessione di stampo esoterico-religioso e metafisico. Cercare di spiegare in breve un lavoro che si è protratto nel tempo e che mi ha impegnato in un labor limae pluriennale non è semplice; mi limiterò a parlare di alcune delle poesie di più ardua decifrazione, tra i vari componimenti poetici che formano la silloge, offrendo nel contempo la chiave per interpretare criticamente tutta la raccolta. 

PER YSOLT
Ysolt è il nome in francese antico di Isotta, eroina legata tragicamente a Tristano, protagonisti della leggenda, storia di un tragico amore, tra le narrazioni più diffuse in tutta la letteratura medievale. La mia poesia comunque si differenzia notevolmente dalla fonte,  perché Ysolt da personaggio diventa simbolo dell’attività creatrice del poeta, personificazione della Musa ispiratrice.

UN SOGNO
Più che una poesia, è la summa di un’intera esistenza. La prima parte della poesia è una riflessione sulla vita; fuori dalla fuga la luce esplode nella vita, cioè la conoscenza autentica emerge nel momento in cui l’evasione si rivela per quello che è: un effimero gingillo per menti abituate alla mediocrità.

FRONDE D’ALLORO

È certamente la lirica più enigmatica della silloge, anche se è ben presente e chiara agli occhi di chi l’ha composta cercando di dare veste organica ad una estrema dispersione di immagini, temi, ricordi personali e suggestioni derivate dal mito. Il titolo si riferisce ad una doppia laurea, accademica e poetica, anticamente testimoniata da una corona di alloro che veniva posta sulla fronte dell’aspirante dottore o poeta; la prima parte (vv. 1-13) è una rievocazione fantastica (trasfigurata) della mia laurea, conseguita a Palermo il 13 Dicembre 1999, una giornata fredda e luminosissima. Le varie immagini non hanno una funzione determinata, sono piuttosto volte a suggerire “il senso di un’elezione” (sono parole del poeta irlandese Seamus Heaney) e di una prova che allora mi sembrava eroica e degna di nota. L’Enigma della Sfinge è ironicamente lo stesso esame di laurea. Dal verso 13 alla fine si ha, per così, un ritorno al presente, un presente altrettanto numinoso e misterioso, in cui avviene la proclamazione del tutto scorre eracliteo e della poesia come vento profetico, che cambia sempre direzione, secondo il detto biblico “tessi/tessitore del vento” citato da Eliot nel poemetto “La terra desolata” e da Joyce nel suo capolavoro narrativo “Ulisse”.

ANNUNCIAZIONE

Questa poesia è un referto sulla mia concezione solare ed eroica dell’esistenza, visione del mondo pervasa dalla gioia di vivere e tesa ad esplicarla in ogni situazione; inoltre è una celebrazione della primavera, e di conseguenza del tempo che la rende possibile nell’eterno ritorno delle stagioni. La citazione, “che tu sia la benvenuta, oh Vita” è l’ultima frase di un’opera straordinaria, Il ritratto dell’artista da giovane di James Joyce, storia romanzesca che racconta l’educazione estetica di Stephen Dedalus. Ho messo questa frase perché incredibilmente vicina allo spirito che anima Annunciazione.

DI LÁ DAI SIMULACRI
Dal punto di vista concettuale, è probabilmente la lirica più ambiziosa della raccolta, in quanto vuole sintetizzare alcuni dei temi fondamentali dell’esistenza, come l’amor fati (amore del destino) di Nietzsche, l’evocazione dell’esigenza di approfondire i valori spirituali, il superamento dei simulacri che si frappongono tra noi e la conoscenza autentica, in senso esoterico-metafisico e religioso. È una lirica di carattere etico, ma nel contempo esprime la necessità di collegarsi ad una concezione estetica, in cui bellezza e conoscenza coincidano. Mentre la prima parte è più esplicita, nella seconda il messaggio è difficilmente riassumibile, dato il sapore esoterico e filosofico dell’invito Segui la Via, da intendere sia in senso evangelico-cristiano che in direzione della saggezza orientale, come Via maestra in duplice accezione, esistenziale e spirituale. Morte in Vita indica la condizione di paralisi generale dello spirito, fumida accidia che impedisce la realizzazione di ogni cosa, soffocando l’esistenza in una assenza di progettualità. L’Eroe del fuoco è chi riesce ad abbattere i simulacri delle irrealtà che formano il mondo dell’esperienza sensibile, per raggiungere la realtà assoluta indicata dalla Via, da qui l’invito volto dalla Vita personificata a cogliere un disegno provvidenziale nelle vicende umane a cui comunque il poeta non è sempre d’accordo, per es. nei casi di gravi eventi negativi, che secondo me non possono giustificarsi razionalmente. L’invito a seguire la Via maestra è soprattutto da intendere nell’ottica dell’autocompimento esistenziale.

LA SORGENTE
Questa lirica si regge su dei legami piuttosto sottili ma evidenti, nel senso che il suo tema è la celebrazione dell’esistente come e in quanto rivelazione del trascendente. La bellezza è la chiave d’intesa per la conoscenza, un mondo così straordinario non può essere opera del caos, è respiro dell’ineffabile. La prima parte è una sorta di inno pagano al VENTO DELLA SERA, inteso qui come un nume tutelare, un messaggero di realtà misteriose. Nella seconda parte ci sono riferimenti all’acqua, alla rigenerazione spirituale, alla Sorgente, cioè la fonte divina del Bello, del Vero, del Buono, fonte irraggiungibile e sempre cercata nella nostra vita di tutti i giorni. La terza parte è divisa in tre frammenti lirici: il primo è una variazione sulla vita (i giorni). Un volo pindarico suggerisce l’immagine degli uccelli (le creature di luce), a cui si associa un piccolo ricordo personale, legato all’infanzia, e, sempre per analogia, dal numero Sette si richiama l’immagine associativa delle Sette Porte di Tebe e della leggendaria figura di Tiresia, Il Veggente, il cui volo è metafora del superamento dei limiti contingenti in direzione della realtà assoluta, che coincide con la Sorgente stessa. Anche il cigno bianco della poesia va inteso come simbolo apollineo e solare, di carattere esoterico e mistico (vd. il mito del cosiddetto canto del cigno).

 ALL’OMBRA DELLA ROCCIA GRIGIA

Il sottotitolo Le metamorfosi del santo chiarisce i temi della poesia: un martire giunto alla soglia del paradiso, ripercorre gli episodi della sua vita, confusa con tutte le vite passate, presenti e future. Il tema del martirio è connesso alla metamorfosi, intesa simbolicamente come momento di trasformazione spirituale. La Roccia Grigia simboleggia la Chiesa come comunità credente universale depositaria dell’insegnamento cattolico.

ALTRE STAGIONI

Questa poesia indica l’esigenza di altre stagioni, cioè di un diverso modo di concepire il nostro rapporto con il Tempo, all’insegna del culto della bellezza e dei valori estetici più alti e nobili, secondo una doppia ispirazione, lirica e filosofica, emozionale e razionale.

LE VIE DELLA BELLEZZA
La poesia celebra una figura divina che rinvia al pagano Apollo, e al Dio della tradizione ebraico-cristiana, confusi in una prospettiva di superamento del millenario conflitto paganesimo-cristianesimo. Oggetto della poesia è un rinnovato e ritrovato entusiasmo per il miracolo quotidiano dell’esistenza. Il Dio del Sole si contrappone al dio dei Misteri, Dioniso, personificazione dell’ebbrezza e dell’edonismo fine a sé stesso. La seconda parte della lirica offre una visione-rivisitazione di un episodio narrato nel Canto XI dell’Odissea, quando Ulisse giunge all’Ade per interrogare Tiresia sul suo ritorno in patria; torna qui la tematica metafisica del futuro da inventare nella prassi profetica e poetica, secondo il binomio veggente-poeta presente nel mondo antico e nel mondo moderno (soprattutto in Rimbaud).

Domenico Turco per Rosso & Nero

ACQUE LUSTRALI – AUTOCOMMENTOultima modifica: 2008-11-15T18:51:58+01:00da domenicoturco
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento