8 MARZO – UNA FESTA “PENSANTE”

Una riflessione semplice sulla Festa delle Donne, che invita ad andare al di là  dei miti “femministi”.

Come ogni anno torna l’8 Marzo, la Festa delle donne.  Per molti, semplicemente una data da ricordare, da segnare sul calendario e celebrare anche nelle forme più diverse. In realtà se ci limitiamo a ricordare tale ricorrenza e non ne viviamo fino in fondo lo spirito, non rendiamo il giusto contributo a quelle donne cui è dedicata la festa. Donne segregate, vittime di violenza, imbacuccate nei burka, costrette a matrimoni combinati secondo regole tribali che fino a qualche decennio fa resistevano nel nostro arcaico Sud, etc…

La festa è un omaggio a quelle donne che hanno lottato per dei diritti sacrosanti, come il diritto di votare e di essere elette, il diritto di lavorare, il diritto di  far sentire la propria voce, alla pari dell’altra metà maschile del cielo.

Occorre comprendere il senso di una giornata, l’8 marzo, che è prima di tutto una festa “pensante”,   che ha la vocazione di indurci alla riflessione sui vari aspetti della questione femminile. Questione sulla quale interrogarci ancora, perché estremamente attuale, nel momento in cui la società offre un modello sbagliato di femminilità, basato sulla graduale assimilazione all’egemonia maschile e sulla rinuncia alla caratteristica fondamentale dell’essere donna rappresentato dalla maternità. Fenomeni sempre più inquietanti, come la nascita zero e il ricorso di massa all’aborto sono indici di una decadenza della femminilità come forza creativa e propulsiva della vita.

Il mito sessantottino dell’emancipazione femminile, per certi versi positivo per il progresso del genere umano, nei suoi eccessi ha finito per tradursi nell’abdicazione della donna rispetto alla sua vocazione di madre e garante della vita,   qualcosa di straordinario, che rende la donna superiore per natura all’uomo e come tale meritevole di un’attenzione e di una sensibilità maggiori.

Purtroppo la realtà è diversa; il pensiero corre, ad esempio, a donne eccezionali, come Benazir Bhutto, uccisa per aver difeso la libertà e la democrazia in Pakistan, nazione di cui fu la prima leader di sesso femminile. O anche Ingrid Betancourt, la senatrice  colombiana   da sei anni prigioniera dei guerriglieri marxisti filo-Chavez delle FARC nel folto della giungla sudamericana, dove rischia seriamente la vita a causa dell’epatite, e che in questa condizione dimostra un immenso coraggio. Il coraggio di essere donna, in un mondo sempre  piu arido e materialistico, che rifiuta qualunque appello alla bellezza, alla spiritualità e alla sensibilità, che sono quei valori squisitamente femminili dai quali potrebbe scaturire la rivoluzione planetaria dell’anima: la rivoluzione dell’amore…

8 MARZO – UNA FESTA “PENSANTE”ultima modifica: 2008-03-08T12:52:32+01:00da domenicoturco
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento