CONTRO L’EUTANASIA, PER LA CIVILTA’ DELL’AMORE

In seguito ai recenti sviluppi giudiziari del caso Welby, ripropongo l’articolo pubblicato nel mio sito personale (www.mondo3.it) qualche giorno dopo la morte di Welby, il 20 dicembre 2006.

Ho riflettuto a lungo sulla morte imposta vigliaccamente a Piergiorgio Welby per mano di un boia che non merita neanche di essere nominato e che usurpa in maniera ignobile il titolo di medico togliendo la vita ai pazienti invece di rendergliela migliore. La spina staccata a Welby  deve indignare e sollecitare alla mobilitazione tutte le persone che amano la vita e si oppongono ai miti nichilistici dell’eutanasia e di analoghe forme di suicidio legalizzato, con la compiacenza di intellettuali, politici e una larga fetta della società ultralaicista e materialista in cui viviamo, una società di automi umani incapaci di vedere al di là della superficie. Perché c’è una realtà più profonda e complessa dietro il velo della sofferenza che colpisce i più deboli tra i deboli, che sono appunto i portatori di handicap, gli infermi e i malati, un’affollata categoria di individui che conosco bene, in quanto affetto da distrofia muscolare, esattamente come il capro espiatorio-Welby, vittima sacrificale di un perverso modo di concepire il rapporto dell’uomo con la vita. Da portatore di handicap e da malato non posso più tollerare che si versino fiumi e fiumi d’inchiostro per annebbiare le coscienze e stravolgere la verità, non per nobili fini ma per portare avanti il messaggio nietzschiano-hitleriano secondo il quale certe vite non meriterebbero di essere vissute.  Ma chi ha il diritto di ergersi a giudice delle vite altrui, al punto da diventare mandante di veri e propri omicidi di stato? In tutta la vicenda Welby si è assistito a un autentico complotto giustificazionista e pro-eutanasia da parte di tutti: giornalisti delle principali testate, personaggi televisivi, ministri della Repubblica, e quant’altro. Un circo mediatico decisamente indecente per un Paese civile, che si vanta delle sue radici cristiane solo quando fa comodo, mentre in realtà nel caso Welby è emerso un cinismo assoluto da parte dei radicali, che non hanno esitato a sacrificare la vita di un uomo rendendosi assassini e mandanti di chissà quante future esecuzioni sommarie. E tutto in nome di un progetto ideologico, a suo tempo smascherato e demolito dialetticamente da Karol Woytila: “Anche se motivata da sentimenti di una mal intesa compassione o di una mal compresa dignità da preservare, l’eutanasia invece che riscattare la persona dalla sofferenza ne realizza la soppressione. La compassione, quando è priva della volontà di affrontare la sofferenza e di accompagnare chi soffre, porta alla cancellazione della vita per annientare il dolore, stravolgendo così lo statuto etico della scienza medica.” Sono parole sagge, per niente accusabili di faziosità religiosa, e che rappresentano esattamente il mio pensiero, un pensiero – ci tengo a precisarlo – che è laico e illuminista, di quell’illuminismo che pone al centro di tutto l’uomo e la sua unicità.

Personalmente so cosa significa convivere con delle apparecchiature per la ventilazione assistita, cosa significa vivere nell’immobilità più assoluta e dipendere totalmente dagli altri. Anch’io ho pensato diverse volte all’eutanasia, all’atto di uscire di scena da una vita che, per chi è affetto da una malattia genetica progressiva, si fa sempre più difficile ogni giorno che passa. Ma il mio pensiero dominante non è mai stato quello della morte, è sempre stato quello di continuare a vivere, di sperare nella vita e in ciò che essa ha da offrire, ed è veramente molto, moltissimo. Io preferisco vivere, però ciò non mi esime da criticare le istituzioni che fanno troppo poco per noi portatori di handicap gravi, costretti a sopravvivere ai limiti della povertà e spesso senza un’assistenza sanitaria degna di questo nome. La priorità di chi ci amministra, ci governa e crea le leggi  che siamo chiamati a rispettarenon dovrebbe essere la legittimazione di quella che eufemisticamente chiamano buona morte, ma la realizzazione di una buona vita per chi convive con un handicap che impedisce la minima azione quotidiana, come andare al WC, mangiare da soli, o grattarsi il naso. Invece di fare qualcosa per quelli che come me hanno bisogno di maggiori entrate economiche e di maggiori cure, si fa un gran parlare di come liberarsi fisicamente dei portatori di handicap, eliminando così il problema alla radice. In effetti in un mondo in cui l’immagine è tutto, il portatore di handicap disturba la vista dell’osservatore, è una nota stonata che va ridotta al silenzio, o un ramo storto da potare… L’Italia, in quanto parte integrante dell’Europa e quindi di una grande civiltà che vanta millenni di storia, dovrebbe farsi garante di quel diritto alla vita e per la vita che costituisce la luminosa lezione di umanità che da sempre questo lembo di Occidente impartisce al mondo. Con buona pace di quei finti progressisti, la cui idea di progresso può condurre rovinosamente verso la barbarie.

Domenico Turco per “Rosso & Nero”

CONTRO L’EUTANASIA, PER LA CIVILTA’ DELL’AMOREultima modifica: 2007-10-11T11:21:54+02:00da domenicoturco
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2 pensieri su “CONTRO L’EUTANASIA, PER LA CIVILTA’ DELL’AMORE

  1. Bel coraggio a chiamare il tuo pensiero laico e illuminista…e hai un bel coraggio anche a insinuare che il pensiero di chi la pensa diversamente sia hitleriano, il tuo è piuttosto un discorso più consono a un dittatore o a un religioso (non hanno molto di diverso)…tu vuoi imporre la tua idea che “al di la della superficie c’è qualcosa”, ma questa è una tua idea, non puoi impedire a chi la pensa diversamente di scegliere, l’eutanasia non ha niente a che spartire col pensiero nietzschiano-hitleriano come tu pensi, perchè non si impone e mai si imporrà che le persone affette da disturbi genetici siano come pensi tu bruciate nei forni, si permette una semplice scelta nessuno parla di imposizione, le tue parole come quelle di politici e religiosi sono solo demagogia, si instilla il terrore (non a caso sul tuo pezzo si parla di assassinio di welby) e si demonizza una pratica che è effettuata solo col consenso del malato. Ad esempio io avevo un nonno malato di cancro ai polmoni e stomaco, anche se riempito di sedativi non poteva alzarsi dal suo letto d’ospedale e setiva molto dolore, nelle poche ore che passava lucido chiese di interompere le cure perchè voleva morire in pace sostanzialmente, ma i medici ci dissero che anche levando la chemio e i sedativi avrebbe solo sofferto e magari sarebbe andato avanti così per giorni, un’agonia diciamo.Mio nonno morì un mese dopo in quel letto e aveva 76 anni. Ora se ci fosse stata una legge sull’eutanasia quel mese si poteva ridurre e di molto. Ora perchè tu vuoi imporre magari a persone in questo stato di “sperare”, perchè vuoi imporre la sofferenza? è questa compassione?…e a proposito di welby, quel medico usurpatore e assassino ha solo assecondato la volontà di un paziente in cui la speranza era svanita e che chiedeva di staccare la spina perche la tua società tecnologica totalizzante, così gonfia di sè e dei suoi successi da volersi sostituire alla natura, una natura che richiamava a se un suo figlio, ma in nome di dio una macchina lo teneva aggrappato a quell’esistenza senza vita…

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