WELBY: SENTENZA-SCANDALO

Si chiude nel peggiore dei modi il caso del compianto Piergiorgio Welby, il malato di distrofia muscolare purtroppo plagiato a tal punto dai media e dal partito della morte – denominazione ufficiale “Rosa nel pugno” – da essere  indotto a praticare l’eutanasia facendosi aiutare a “staccare la spina” del ventilatore polmonare dal boia Mario Riccio in data 20 dicembre 2006. Ebbene, con un atto di inaudita gravità il regime delle toghe giacobine ha colpito ancora. Il gup di Roma, Zaira Secchi, ha assolto dall’accusa di “omicidio del consenziente” il Dottor Morte, Mario Riccio. Il magistrato ha ordinato il “non luogo a procedere” perché il fatto non costituirebbe reato ai sensi dell’articolo 51 del Codice Penale. Una sentenza-scandalo, che minimizza in maniera sconcertante un atto aberrante come l’omicidio e costituisce un pericoloso precedente, che incoraggia altri malati a richiedere la “dolce morte” con la compiacenza di medici e giudici indottrinati ideologicamente. Ciò che suscita l’indignazione di chi ha il coraggio di pensare con la propria testa è la giustificazione della sentenza addotta dalla Secchi, la quale ha stabilito che Piergiorgio Welby aveva il diritto di effettuare la richiesta che fosse interrotto il trattamento medico a cui era sottoposto, e l’anestesista (o, per meglio dire, il boia)  che provocò l’interruzione della ventilazione artificiale era in dovere di assecondare tale presunto diritto di morte.  A parte l’assurdo di considerare “trattamento medico” la semplice somministrazione indolore di aria, riteniamo che si debba chiarire una volta per tutti che, se la Costituzione stabilisce il diritto di rinunciare alle cure mediche, ciò non può essere addotto a giustificazione dell’eutanasia, concetto barbaro e incivile, che presuppone la legalizzazione dell’omicidio. Se la legge permette indirettamente l’omicidio, bisogna cambiarla, ma non credo che sia così, essendo una questione di ermeneutica giuridica, di interpretazione. E, in questo caso, Zaira Secchi ha posto in essere un’interpretazione di parte, tutta all’insegna dello pseudo-progressismo laicista e delle sue incoerenze elevate a sistema. In Italia non è prevista l’eutanasia, si va dicendo qua e là, mentre in realtà nel caso di Welby si è trattato di eutanasia vera e propria. Se ti avveleno con un farmaco o ti tolgo l’aria dai polmoni staccando la spina del ventilatore, l’esito è lo stesso: la morte. Cambiando i fattori il risultato non cambia, insegnano i professori di matematica. Si vuole legalizzare l’eutanasia passando per una scappatoia giuridica. Ma, che sia attiva o passiva, sempre eutanasia è. La campagna propagandistica a favore di quella che viene definita eufemisticamente “dolce morte” assume i tratti di una strategia “morbida” o “di velluto”, che intende introdurre subdolamente l’eutanasia omissiva, considerata più presentabile agli occhi dei falsi profeti che predicano il diritto a farla finita, un diritto che non può essere rivendicato né tantomeno accolto dalle istituzioni. Come italiano, provo grandissima vergogna di vivere in un Paese nel quale si preferisce far morire i portatori di handicap piuttosto che aiutarli a vivere…

Domenico Turco per “Rosso & Nero”

WELBY: SENTENZA-SCANDALOultima modifica: 2007-08-28T15:02:28+02:00da domenicoturco
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8 pensieri su “WELBY: SENTENZA-SCANDALO

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  5. Io spero solo che non leggano mai queste parole giovani adolescenti perchè sarebero traviati da un messaggio demagogico e nient’altro. Anzi spero che le leggano e spero che capiscano quanto la religione stronchi la democrazia, ponedosi al di sopra di chi la pensa diversamente.

  6. Scandaloso ed inaudito è il tenore letterale e gravemente offensivo di questo articolo nel quale con una leggerezza agghiacciante si utilizzano termini come : boia, dottor Morte, partito della morte.
    In primis il significato di eutanasia è ben distinto da quello utilizzato dall’autore dell’articolo. L’eutanasia consiste nel provocare la morte di un soggetto con una condotta attiva. Nel caso Welby, così come nel caso Englaro, invece, si sospendono dei trattamenti sanitari salvifici che rappresentano un vero e proprio accanimento terapeutico perchè contrari alla volontà del paziente o da chi ne fa le veci. Questi soggetti sarebbero morti naturalmente senza l’intervento sanitario perpetuo che, in ogni caso, secondo autorevoli pareri scientifi e medici non avrebbe mai potuto condurre a nessun impercettibile miglioramento delle condizioni del malato.
    il “povero” Welby, che secondo l’autore è stato atrocemente assassinato, ha sofferto per più di trenta anni immobile in quel letto che era diventata la sua prigione, attaccato a macchinari che gli permettevano di respirare, vedendo la vita dei suoi familiari andare avanti mentre la sua dignità di uomo si stava consumando come la cera di una candela accesa. Welby era perfettamente lucido mentalmente e proprio questa è stata la sua condanna. Una mente perfettamente funzionante in un corpo perfettamente morto. Voi non la giudicate questa la peggiore delle condanne? Qui ci si è permessi di affermare che il signor Welby si sia fatto influenzare dall’opinione pubblica e dai media. Un uomo di una intelligenza e di una sensibilità tale da rappresentare un esempio di dignità.
    Ben vengano medici come RIcci, che a mio parere, ha coraggiosamente onorato la deontologia professionale e l’autodeterminazione del suo paziente e ben vengano giudici come la dott.ssa Secchi che ha respinto categoricamente la inconcepibile accusa di omicidio del consenziente mossa nei confronti del medico.
    QUESTE PERSONE HANNO RESTITUITO LA DIGNITÀ AD UN UOMO CHE PER TANTI ANNI HA DOVUTO LOTTARE CONTRO UNO STATO CHE SI PROCLAMA LAICO MA CHE, DI FATTO E’ IMPREGNATO IN OGNI SUA ISTITUZIONE DAL POTERE ECCLESIASTICO.

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