BOB DYLAN, L’ULTIMO CAVALIERE

“Quando scrive un poeta è sempre gran cosa. Quando, poi, il poeta ti scrive è ancora più straordinario.
É successo proprio ieri. Di ritorno da una trasferta milanese (una città resa ancora più grigia dalla pioggia che in questi giorni è stata pressochè ospite fisso) trovo nella casella email una lettera di Domenico Turco, poeta e saggista, Autore di ben 5 testi.
In essa si tessono le lodi del mio libro, sottolineando l’ermeneutica “davvero interessante dei testi delle canzoni dylaniane“.
É la lettera più bella che abbia mai ricevuto sull’opera, e mi rende particolarmente felice, in un momento abbastanza turbolento e pieno di cose che si muovono in una direzione che poi solo il tempo dirà quale realmente essa sia.
Spesso la gioia è fatta di queste cose. Anzi, più passa il tempo e sempre più spesso è fatta di queste cose.” (Testimonianza di Nicola Menicacci, autore del libro Bob “Dylan, l’ultimo cavaliere”).


“Bob Dylan – L’ultimo cavaliere” di Nicola Menicacci” (Hermatena 2006) si presenta apparentemente come un normalissimo saggio su uno dei personaggi più emblematici della musica leggera contemporanea.
Tuttavia il libro non è un’opera di consumo ad uso dei fan del grande cantautore americano, rappresenta qualcosa di sostanzialmente diverso per le tesi sorprendenti e spaesanti che avanza. Innanzitutto con la convinzione che i “pezzi” pop di Dylan non siano solo canzonette, ma le tessere di un grandioso mosaico esoterico, o, per essere più precisi,  gli elementi criptati di un misterioso codice. Codice che, parafrasando il titolo di un noto best-seller, potremmo battezzare Codice Zimmermann – vero cognome anagrafico dell’autore di Like a rolling stone e altri assoluti capolavori musicali.
Il “Codice Zimmermann” racchiude molti misteri che  Menicacci riesce a riportare alla luce, ricorrendo ad una straordinaria capacità di indagare i complessi motivi-guida del Mondo della Tradizione ripresi nei testi delle canzoni dylaniane.
Il repertorio simbolico utilizzato da Bob Dylan è rivelato al lettore grazie alla sapiente individuazione delle sue fonti, dai Tarocchi alla Bibbia, dalla mitologia massonico-templare a grandi opere della letteratura universale, come Il Paradiso Perduto di John Milton o la Divina Commedia dantesca.
Il metodo ermeneutico originalmente messo a punto da Nicola Menicacci smaschera gli archetipi eterni occultati nei testi di canzoni ambientate in scenari moderni o addirittura postmoderni, come ad es. Street Legal o la profetica Changing of the Guard (lett. “cambio della guardia”), che sviluppa tematiche di carattere apocalittico e metafisico.   L’analisi di Menicacci rivela antichi complessi mitico-rituali e archetipici direttamente riconducibili alla spiritualità iniziatica ed alle sue prospettive sapienziali. Particolarmente interessante è la parte del libro dedicata a ricostruire il periodo della momentanea conversione di Bob Dylan, che era di origine ebraica, al Cristianesimo. Negli anni di accostamento al messaggio di Gesù Cristo (1979/1981) Dylan sviluppò una sua personale riformulazione del Cristianesimo esoterico. Menicacci chiarisce l’autonomia del cantautore statunitense rispetto all’ortodossia cattolica o protestante, in quanto i riferimenti testuali rinviano chiaramente e coerentemente ai luoghi della spiritualità gnostico-cristiana collegata all’Ordine dei Templari, da Rennes-Le-Chateau al Midi francese, dalla Bretagna all’Inghilterra, etc…  Nella stravagante visione esoterica di Dylan confluiscono poi molti elementi ebraici, relativi alla sua cultura di appartenenza, e pagani, soprattutto nel senso di quel peculiare paganesimo misterico rappresentato dalla religione egizia, presente esplicitamente nella canzone Isis e altrove. Un altro significativo aspetto sottolineato da Menicacci è l’uso di oggetti o mezzi della modernità in chiave simbolica. E’ questo il caso DI Slow Train, dove il treno lento è metafora attualissima di un viaggio iniziatico ai confini dell’Ignoto, avente come fine l’oltrepassamento dei limiti connessi alla nostra natura “umana, troppo umana”, verso un’autentica presa di coscienza spirituale…

Recensione di Domenico Turco

BOB DYLAN, L’ULTIMO CAVALIEREultima modifica: 2007-08-28T15:00:18+02:00da domenicoturco
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Un pensiero su “BOB DYLAN, L’ULTIMO CAVALIERE

  1. Caro Domenico,
    Ti ringrazio anzitutto per la recensione, che è in assoluto la più bella che in Italia sia stata fatta del mio testo, assieme a quella di Vincenzo Cacace, anch’egli come te poeta.
    La chiarezza e l’andare dritto al punto sono i punti di forza di questo tuo scritto.
    Ti ringrazio ancora una volta davvero tanto.

    Nicola

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