SOCIALISMO CONSERVATORE

Recensione a”Il socialismo di Enrico La Loggia” della prof.ssa Gabriella Portalone (Ila Palma, Palermo – San Paolo del Brasile, 1993). 

 

Il saggio storico della docente universitaria Gabriella Portalone dedicato al socialismo di La Loggia si segnala per l’estrema originalità delle tesi esposte. L’opera rappresenta un tentativo di rileggere la storia del pensiero marxista dopo Marx, alla luce dell’originale impostazione teorica di uno dei protagonisti della politica siciliana del Novecento, Enrico La Loggia, che spicca su altri nomi pur illustri per la grande novità dell’approccio ai problemi isolani, oltre ad aver anticipato molti temi relativi al Revisionismo, cioè quella corrente nata dalla crisi del marxismo ortodosso che intendeva superare la lotta di classe, attraverso un’azione politica conciliatrice con modalità e strutture del sistema parlamentare “borghese”.   La Loggia, profondo conoscitore del pensiero socialista, viene additato intelligentemente dalla Portalone come promotore di una versione personalissima di socialismo riformista, da non confondersi con le altre coeve, e che anzi preconizza quelli che saranno gli sviluppi dell’ideologia social-rivoluzionaria negli anni precedenti lo scoppio della Grande Guerra, tendente ad attenuare gli elementi di rivoluzionarismo marxista, che tuttavia persisteranno nelle fila dell’ala massimalista (comunista). Dalla critica di Gabriella Portatone a Enrico La Loggia emergono gli aspetti positivi della sua impostazione teorica, che assume talvolta esiti paradossali. Naturalmente, non si dovranno prendere alla lettera affermazioni come “il socialismo sarà conservatore o non sarà”. L’idea-cardine di La Loggia è  quella di un socialismo conservatore, da non confondersi con forme ibride, come il socialismo reazionario di William Morris, dal quale nascerà in pieno Novecento il Guild Socialism (Socialismo delle Corporazioni).  La singolare formula socialismo conservatore coniata da La Loggia indica una concezione a metà strada tra utopismo e Marxismo, che vuole conservare parzialmente le strutture economico-sociali del regime liberale, in un clima di sostanziale acquisizione delle istanze socialiste più radicali. Come giustamente osserva Gabriella Portalone , il suo conservatorismo riflette un netto rifiuto dell’ipotesi rivoluzionaria, e la volontà di mantenere elementi della società attuale entro un quadro di profonda trasformazione della struttura economica, che prevede, ad es., la nazionalizzazione della terra e delle attività concernenti l’uso dei beni primari. Pur senza giungere ad una messa in questione dei fondamenti socialisti della sua filosofia politica, la Portalone pone l’accento sulla terza via rappresentata da La Loggia, tra socialismo utopistico e socialismo scientifico, senza peraltro interrompere del tutto il legame con entrambe le prospettive. È una terza via sui generis, , “interpretata” “in chiave prettamente laica e fortemente anticlericale”, come tale assai lontana rispetto al cooperativismo cattolico di Don Sturzo che troverà non a caso un grande oppositore nello stesso La Loggia. Non possiamo non essere d’accordo con gli appunti critici offerti dalla studiosa canicattinese Gabriella Portalone , quando, a proposito di Enrico La Loggia, ne individua il carattere utopistico in alcune proposte: “Il tanto conclamato positivismo e la contestazione degli utopisti francesi non impediscono però alle sue teorie di cadere talvolta, in maniera involontaria ma innegabile, nell’utopia. Difficile, se non irrealizzabile la sua prospettata divisione tra beni di prima necessità (da nazionalizzare) e beni secondari (da lasciare alla libera iniziativa dei privati)”. Interessante è quel che la storica aggiunge su Enrico La Loggia per sottolineare la contraddizione insanabile presente “nella tesi relativa all’intangibilità della libertà individuale, malgrado le limitazioni statali al diritto di proprietà e a tutte le facoltà ad esse inerenti”, in contrasto peraltro con il principio meritocratico presente altrove nell’opera del teorico socialista agrigentino. Nonostante la distanza e la differenza tra l’impostazione revisionista ma pur sempre radicale e il moderno concetto di socialdemocrazia, è innegabile riscontrare degli elementi originali nel socialismo di Enrico La Loggia, piuttosto involuto sul piano dell’elaborazione di una strategia completamente alternativa, e tuttavia all’avanguardia in relazione all’epoca e alla giovane età (ventidue anni) in cui il futuro uomo politico scrisse la sua opera più interessante, Il sistema del socialismo positivo.  Con questo saggio, Gabriella Portalone si conferma studiosa di vaglia, disposta a confrontarsi con aspetti poco noti della storia del socialismo e a valutarla con piglio critico, non inficiato da appartenenza ideologica né, al contrario, da una preconcetta chiusura dogmatica. Il socialismo di Enrico La Loggia è una pietra miliare sulla strada di un approfondimento storico-politico delle vicende siciliane, e non solo, in quanto la sua terza via, detta ironicamente social-conservatrice, rappresenta effettivamente un modello di socialismo, se non alternativo, estremamente originale e profetico, in relazione agli sviluppi contemporanei dell’idea socialista. 

SOCIALISMO CONSERVATOREultima modifica: 2007-07-31T10:57:18+02:00da domenicoturco
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