“ORA E TANNU” DI GIACOMO LUZZAGNI

Ristampata dopo ben quarant’anni esatti dalla prima edizione, dopo un’accurata revisione, la silloge del poeta-editore Giacomo Luzzagni Ora e tannu (ora e allora) si annuncia come un vero e proprio evento letterario, nel contesto della lirica dialettale siciliana ma non solo, dal momento che i vari componimenti vanno al di là del loro status localistico, per proiettarsi sulla scena della grande letteratura. Poeta per vocazione intima e niente affatto per ostentazione, Luzzagni utilizza creativamente l’idioma materno tipico del natio borgo selvaggio, nella fattispecie Santa Margherita di Sicilia, frazione rurale del Comune di Messina. Parlare del vernacolo usato da Luzzagni è essenziale, perché il maggaritanu ha delle caratteristiche fonetico-lessicale estremamente originali rispetto ad altre versioni del dialetto siciliano. Ciò giustifica la traduzione a fronte in italiano, ma consigliamo di leggere le poesie prima nell’originale, per assaporare tutta la freschezza di un codice linguistico particolarissimo. Ma, al di là del suggestivo vernacolo adoperato, occorre porre l’accento sui momenti di alta poesia che la raccolta dispensa al lettore. Colpisce in particolare lo stile austero, sentenzioso e popolare, che ricorda  l’icasticità di certi proverbi siciliani. Una poesia che rinuncia alla musicalità scontata e un po’ banale della rima o dell’assonanza, e che riproduce le cadenze e i ritmi della parlata quotidiana, senza tuttavia scadere nel prosaico. I temi ricordano certamente Pascoli, come affermato da Giuseppe Cavarra nella splendida prefazione, per via del richiamo agli affetti domestici, al vagheggiamento di un mondo  contadino perduto, che viene rievocato comunque con un atteggiamento più virile e meno incline alle sirene della nostalgia e della malinconia. Oltre a Pascoli, un autore vicino a Luzzagni per molte analogie esistenziali è senz’altro il grande Salvatore Quasimodo, costretto anche lui a lasciare l’amatissima Sicilia, per raggiungere altri lidi e soprattutto condurre una vita più agevole. Ma, come nel caso di Quasimodo, il legame di Giacomo Luzzagni con la Sicilia è di amore-odio, un’ infinita passione che si traduce spesso in rabbia per dei rapporti umani difficili, aggressivi, all’insegna della violenza e della contrapposizione frontale. È quanto emerge nella bellissima lirica Sicilia, forse la più riuscita della silloge, che per il gusto visionario ed espressionista ricorda Garcia Lorca e il suo Lamento per Ignacio Sanchez Mejiaz. È una poesia che trasmette un’immagine della Sicilia a tinte forti, che ne descrive senza remore ombre e luci, riconoscendo in questa armonia dei contrari il segreto del fascino isolano, quel “mal giocondo” di pirandelliana memoria, che costituisce la risorsa e il limite di una terra meravigliosa e martoriata. “Ora e tannu” descrive un viaggio spirituale nella memoria, alla ricerca delle radici, di un’identità da recuperare e difendere al di là del tempo e dello spazio, dono di poesia che vibra dei colori e delle forme della vita, e che come tale è capace di emozionare profondamente il lettore.   

“ORA E TANNU” DI GIACOMO LUZZAGNIultima modifica: 2007-05-28T13:10:00+02:00da domenicoturco
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