LA VIA DELL’APPESO

Sfruttando lo straordinario mondo simbolico dei Tarocchi, è possibile ricavare una sorta di mappa o guida alla saggezza spirituale.
Ogni carta degli arcani maggiori è infatti contrassegnata da personaggi-archetipi dall’alto potere di rappresentazione, e il cui simbolismo è passibile di un’interpretazione esoterica…
La carta dell’Appeso, ad esempio, indica un percorso di spirituale radicata sul rifiuto, o, per meglio dire, sulla messa tra parentesi del mondo-della-vita per un più che vivere, il dominio della sfera del sacro.

La carta dell’Appeso mostra appunto un uomo appeso a testa in giù, con il piede destro legato con una corda ad una misteriosa traversa. L’aspetto mistico di questo personaggio viene sottolineato in alcuni tarocchi che lo raffigurano con un’aureola in testa ed appeso ad una croce rovesciata decorata di foglie verdeggianti.

L’Appeso è evidentemente simbolo del Dio-uomo, che muore e risorge, con riferimento sia a Gesù Cristo che ad alcune divinità pagane, protagoniste degli antichi misteri, come Dioniso-Zagreus o Attis. Dei associati alla vita vegetale, all’eterno avvicendamento delle stagioni, ma anche ad una concezione esoterica che verte sul tema della resurrezione dell’anima dopo la morte, secondo quello che è il messaggio dell’Orfismo.

Ma forse l’Appeso non è del tutto identificabile con il Dio-Uomo, ma con l’uomo che fa di Dio la sua massima aspirazione, il suo eterno punto di riferimento. l’Appeso è un viaggiatore, ma i luoghi del suo errare non riguardano la realtà spazio-temporale, la dimensione fisica, bensì la dimensione metafisica, entro cui si muove con la sola forza dell’anima, delle energie immateriali che i mistici e gli asceti sono in grado di dominare perfettamente.

L’Appeso identifica la condizione del Mistico, non dell’Iniziato. Innanzitutto perché rigetta la terra, in quanto pazzamente innamorato del Cielo, di quell’ Altrove infinito a cui il suo cuore estatico aspira fino allo struggimento.

L’Appeso è quell’asceta che fa della rinuncia passiva una bandiera di spiritualità e ricerca interiore; è l’eroe di una fede intima e misteriosa, lontana da ogni esibizione o speculazione, e consapevole fino alla follia – alla santa follia – del carattere vano e contingente della realtà terrena.

Come afferma il Wirth, “l’Appeso è inattivo  e impotente nel corpo, perché la sua anima si è liberata per avvolgere l’organismo fisico in una atmosfera sottile, dove si riflettono le radiazioni spirituali più pure (cfr. O. Wirth, I Tarocchi, Edizioni Mediterranee, Roma 1973, pp.90-91).
L’Appeso non si sente più un figlio della Terra, è del tutto fuori luogo rispetto al regno della materia bruta, della sfera “fisica”.

Il mistico personaggio vive in un perenne clima di sogno, animato dal più acceso idealismo e sorretto da una Forza soprannaturale, simboleggiata dai due tronchi nudi che poggiano entrambi sulla trave gialla a cui è legato il piede destro dell’Appeso stesso. Trave la cui sostanza è luce rappresa, metafora di quel pensiero puro, di quella saggezza spirituale fatta propria dal mistico, che si identifica totalmente in essa. Si tratta di un concetto religioso forse troppo elevato per l’uomo-massa dell’Era postmoderna, spesso incapace persino di concepire il significato di un ideale così sublime.

Chiarissime le analogie tra la spiritualità ardente e intima del Mistico e la prospettiva ascetica ma non anti-sociale dell’Appeso, peculiare degli spiriti eletti di una certa tradizione esoterica, tutti fautori di una dottrina che supera il dogmatismo e l’eccessiva mondanizzazione delle religioni rivelate, sistemi pubblici che talvolta si uniformano, sul piano della prassi, ai limiti e alle debolezze dell’umanità.

Generalmente la fede saldissima del Mistico viene considerata come eccessivamente spontanea, istintiva; in realtà il Mistico non è un ingenuo, ma un grande sapiente che ha vissuto in prima persona il senso della caducità del reale, la vanità delle aspirazioni terrene e la necessità di risposte non banali o scontate al mistero dell’esistenza.
Alla fine della sua appassionante ricerca del Divino, il Mistico comprende l’importanza del sacrificio, della rinuncia a sé, in nome di un distacco radicale da tutto ciò che è umano, troppo umano…
Mistico per antonomasia può essere quindi il martire, disposto a perdere quel che ha di più prezioso, la vita, pur di testimoniare la propria fede e fiducia amorosa in Dio.

L’eroismo incrollabile del Mistico lo spinge all’oblio del Sé individuale, e a sconfessare la sua “terrestrità”, passo necessario per difendere un credo radicato sull’amore come espansione dell’io verso l’Altro…

La missione principale del Mistico non è l’autodistruzione ma la redenzione del genere umano preda dell’ignoranza, dell’egoismo e dell’attaccamento alle passioni più sfrenate.

I Mistici sono le non riconosciute sentinelle della Verità, piccoli-grandi testimoni di una conoscenza più vasta, perché illuminata dalle idee e dai valori della spiritualità autentica.

LA VIA DELL’APPESOultima modifica: 2007-05-28T18:53:50+02:00da domenicoturco
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento