LA BOBE (la nonna)

“Mia nonna morì in un modo leggiadro. Direi quasi che sia morta per un eccesso di leggiadria”: è questo il memorabile incipit del bel romanzo “La bobe” (Giuntina, Firenze 2007), autentico capolavoro della narrativa breve, che dobbiamo alla fertile creatività di Sabina Berman, geniale scrittrice, drammaturga e cineasta messicana di origine ebraica. In yiddish, lingua di area germanica parlata dagli Ebrei dell’Europa centro-orientale, “bobe” significa letteralmente “nonna”, e il titolo non è certo casuale, dal momento che il filo conduttore del romanzo è proprio la rievocazione in buona parte autobiografica dell’ava materna della protagonista, la piccola Sabita.  Tuttavia la vicenda raccontata nel libro, ambientato a Città del Messico negli anni Sessanta, non ha niente di minimalistico, a dispetto dell’ambientazione domestica e borghese, rinviando continuamente a dei significati esoterici nascosti e ardui da decifrare. Questi profondi e insospettabili significati esoterici si radicano su un profondo messaggio spirituale, che rimanda alle categorie sacre peculiari del misticismo ebraico, di cui la matriarca Minka è la sapiente custode. Numerosi e non certamente casuali appaiono per esempio i riferimenti alla Cabala, ma anche ad altri aspetti dell’Ebraismo. È comunque sorprendente che questi elementi non certo facilmente divulgabili siano incorporati con estrema leggerezza nella narrazione, senza appesantirla mai. Del resto,  l’ironia è sempre piacevolmente presente nel romanzo, e non viene meno neanche quando si raccontano vicende o episodi di carattere drammatico. La scrittura della Berman regredisce volutamente al periodo dell’infanzia; l’autrice si rivede bambina curiosa e sognatrice, affascinata dall’emblematica figura della bobe e dal suo approccio spirituale all’esistenza, testimoniato da un meticoloso rispetto per i riti religiosi e le preghiere,. Sabita ricorda in particolare una formula in ebraico, che immagina sia stata pronunciata dalla nonna poco prima di morire: Barukh Attà Adonai Eloheinu Melekh Haolàm: Che tu sia benedetto Signore mio Dio Re dell’Universo (p. 111). Accanto alla bobe, donna di robuste certezze religiose, un altro personaggio interessante è il nonno di Sabita, appassionato lettore della Guida degli smarriti, manifesto della filosofia razionalistica e neoaristotelica di Mosè Maimonide. Disincantato e scettico; l’uomo, ogni uomo, ai suoi occhi è un ramingo perennemente in cerca di una patria, termine che in questo caso assume un significato metaforico, indicando la patria celeste, divina: “noi ebrei non siamo l’unico popolo eternamente esiliato dal suo focolare, ogni essere umano è un’anima vagabonda, in esilio. Il mondo, l’intero universo, è  l’esilio” (p. 85). L’insegnamento più importante che i due nonni trasmettono alla nipotina è la comunicazione del mistero dei misteri, del senso del Trascendente il cui vertice è rappresentato dall’En Sof (“l’infinito” in ebraico) cabalistico, Dio. Egli è per Sabita “Quella Cosa” indifferenziata, la luce di una realtà che è totalmente altra e altrove. La bobe non è una narrazione facile, come ci si potrebbe aspettare dopo la lettura delle prime accattivanti pagine. La semplicità apparente è funzionale al punto di vista infantile adottato come espediente letterario, e che rende possibile l’elaborazione di un dettato onirico, surreale e fiabesco, rispondente all’esigenza di tradurre complessi concetti esoterici o mistici in un codice linguistico accessibile a tutti. Questo romanzo non si spiegherebbe  al di fuori della cultura ebraica che ne costituisce l’essenza. Ma la Berman offre un’interpretazione sorprendente alla tradizione ebraica alla quale lei stessa appartiene, un’interpretazione all’insegna del dialogo e della lezione “convergente” e “parallela” di alcuni grandi maestri spirituali tra i quali è “difficile sentirsi insicuri”: Gesù Cristo, Mosè Maimonide, Yosef Caro, Yitzchak Luria, Baruch Spinoza. E’ molto raro al giorno d’oggi trovare dei testi narrativi che parlano di spiritualità in maniera così viva, spontanea e libera, e soprattutto con una gradita buona dose di umorismo. La bobe celebra la presenza o la persistenza di Dio in noi e nel mondo, è storia di anime in perenne ricerca di una verità a un tempo terrena e divina, soggettiva ed oggettiva, sacra e profana. Appartenente alla generazione devota al sentire Sabina Berman delega insolitamente a questa facoltà lo status di “ponte tra ciò che è invisibile e ciò che ha consistenza”. L’azione spesso meccanica o devozionistica della preghiera si fa momento di apertura messianica: “Preghiamo con le palpebre semichiuse. Quella luce interiore: è il presentimento di Quella cosa, la sua prima manifestazione: la sua manifestazione senza metafore antropomorfiche. Abbiamo smascherato l’Ein Sof. Non chiediamo perdono, siamo gli eletti della luce; non chiediamo perdono, ci immergiamo in questa luce, in questo piacere pronunciamo i suoi nomi: le metafore sonore di questa luce, di questo piacere puro che sussurra nel silenzio” (p. 80).  Questo suggestivo brano rivela le caratteristiche peculiari del libro come e in quanto mappa di un cammino esistenziale in cui la riscoperta della figura della nonna è il punto di partenza di una ricerca del senso della vita centrato su valori etico-religiosi. La bobe è rievocata come personaggio concreto, tangibile, ma nello stesso tempo come simbolo vivente di una spiritualità riscontrabile nei fatti di tutti i giorni, dai più insignificanti  a quelli maggiormente impegnativi, o dolorosi, come la tragedia della morte e la conseguente elaborazione del lutto. Racconto dell’iniziazione di una bambina ai misteri della vita, il romanzo in discorso supera i limiti connessi al genere autobiografico, per farsi illuminante e poetica guida alla scoperta di noi stessi e della nostra interiorità di eletti della luce.  

LA BOBE (la nonna)ultima modifica: 2007-05-25T12:15:00+02:00da domenicoturco
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Un pensiero su “LA BOBE (la nonna)

  1. BS”D

    >> Guida degli smarriti, manifesto della filosofia razionalistica
    >> e neoaristotelica di Mosè Maimonide

    Una doverosa precisazione, per fugare un frequente abbaglio:
    La Guida degli Smarriti è opera importantissima, ma non è il manifesto di Maimonide: è stata infatti scritta proprio per gli smarriti, per le persone la cui scarsa razionalità conduce lontano dalla retta via. E quindi, con molta pazienza, Rambam si applica a spiegare a questi poveri di spirito idee e nozioni che si dovrebbe imparare fin da bambini.
    In realtà, alle persone che hanno già acquisito un certo rigore intellettuale, Rabbi Moshe ben Maimon dedica libri sicuramente più appropriati per gli studiosi e per chi vuole conoscere gli aspetti più importanti del suo pensiero. Il Mishné Torà, la sua opera enciclopedica che sintetizza tutta la giurisdizione talmudica, è l’esempio più lampante.

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