L’INTELLETTUALE OGGI

L’epoca della verità assoluta appare superata, così come il ruolo dell’intellettuale capace di difenderla ed organizzarla. Siamo di fronte a due scelte radicali: è più utile accettare l’estinzione della figura dell’intellettuale, ormai inutile in tempi di indefferentismo culturale, oppure bisogna rivolgersi a cercare una nuova funzione per l’intellettuale, consona ai valori altrettanto nuovi della differenza, del dialogo, della partecipazione? La storia dell’intellettuale, personaggio educante e mediatore nei confronti dell’individuo e della comunità che lo ospita, segue di pari passo l’evoluzione dell’uomo dalle sue origini. Nonostante sembri una figura tramontata, l’interpretazione del ruolo dell’intellettuale può assolvere ancora un’azione significativa nella temperie inquieta del nostro presente. Tuttavia, a quale immagine di intellettuale intendiamo riferirci? Certamente non all’intellettuale narcisista, avulso e spesso estraneo alla realtà sociale, né all’intellettuale organico, fin troppo coinvolto nel ruolo di educatore della società in cui opera, ma all’intellettuale postmoderno. L’intellettuale postmoderno è l’attore protagonista del suo pensiero, diversamente dall’intellettuale organico, asservito a ideologie costrittive e in quanto tale non libero di gestire le sue idee e quelle degli altri. Tipico esempio di intellettuale organico è l’intellettuale portavoce di partito, il tesserato professionista che pensa solo in termini egemonici, nel senso dell’egemonia gramsciana intesa quale  manipolazione della cultura per espliciti fini politici, e non come qualcosa da reinventare, secondo un progetto di trasformazione dei valori e della sensibilità politica attraverso una strategia culturale di ampio respiro. L’intellettuale postmoderno sceglie di proporre e non suggestionare, dire la verità invece di contraffarla per motivazioni di carattere propagandistico. Alla vecchia egemonia, mirante all’occupazione sistematica del pensiero altrui e dei luoghi di formazione del consenso, subentra una libera ricerca del consenso, temperata o ridimensionata dalla messa in questione autoironica dello stesso ruolo di intellettuale. La riflessione del filosofo Richard Rorty vede ad esempio nell’ironia una delle armi a disposizione dell’intellettuale testualista, cioè di quell’intellettuale che interpreta le situazioni reali come testi da decostruire. L’uso della cultura sarà condizionato a istanze valoriali legate al mondo della politica, di una politica nobilitata e come emendata da antagonismi forti, memore dell’invito a “pensare simultaneamente ciò che finora si è pensato contraddittoriamente”, secondo un rivelativo aforisma di Alain De Benoit. Nasce l’esigenza di nuove convergenze, estranee ed esterne alle tradizionali contrapposizioni destra-sinistra, moderazione-radicalismo, conservazione-progresso. L’intellettuale postmoderno vive dell’apporto delle idee altrui, e, se pure conserva una sua peculiarità ideologica, non accetta che questa limiti la sua autonomia di pensatore ed operatore culturale. In altri termini, l’intellettuale postmoderno vive una situazione di perfetta libertà rispetto a sistemi di pensiero chiusi, legati dogmaticamente ad una ideologia o ente o istituzione. L’intellettuale postmoderno privilegia la libera espressione delle opinioni alla didattica, alla missione di educatore del popolo. Questo nuovo interprete della cultura riconosce, ammette e relaziona le diverse vedute entro una rete concettuale aperta alla Complessità, al pensiero pluralistico, al confronto attivo e dialettico di valori, tendenze, visioni del mondo, consapevole del fatto che comprendere le differenze è il primo passo verso un’armonizzazione superiore tra politica e cultura. 

L’INTELLETTUALE OGGIultima modifica: 2007-05-24T12:35:00+02:00da domenicoturco
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