LA RELIGIONE DELLE STREGHE

L’antica stregoneria italiana (Aradia Editrice, 2007) di Dragon Rouge descrive un itinerario spirituale molto particolare, che affonda le sue radici nel politeismo precristiano pur sviluppandosi più tardi, nel periodo compreso tra Basso Medioevo e Rinascimento soprattutto nel centro-nord della nostra Penisola. E’ questa l’epoca in cui emerge il fenomeno storico-antropologico delle streghe, che Dragon Rouge vuole sottrarre ai pregiudizi correnti. A tal fine, l’Autore propone una sua interpretazione della stregoneria autentica, riconoscendone i tratti distintivi di magia-religione o religione-magia, eredità dello sciamanesimo europeo e quindi di una concezione mistico-naturalistica basata sul riconoscimento dei poteri extrasensoriali dell’uomo in grado di svelare l’esistenza di una dimensione divina trascendente accanto a quella terrena, immanente.

In particolare, la stregoneria italiana avrebbe perpetuato il culto degli Antichi Dei pagani (Artemide, Diana, Diano o Pano), un “segreto” gelosamente protetto dai misteriosi Pupilli della Luna: una potente stirpe di maghe-sacerdotesse-guaritrici organizzata gerarchicamente, definite di solito streghe, anche se tra di loro preferivano chiamarsi “buone vicine”. Ovviamente non c’erano solo donne, svolgevano infatti una funzione importante anche i “buoni vicini”,  nonostante la partecipazione dell’elemento femminile fosse preminente, come accadeva per i Misteri orfico-dionisiaci diffusi nel mondo greco, e che nel loro complesso costituiscono una delle molte versioni della Vecchia Religione evocata nell’opera davvero suggestiva di Dragon Rouge.

L’antica stregoneria italiana altro non è che la Vecchia Religione , una spiritualità primordiale, di carattere iniziatico, che l’Autore dichiara di aver ricostruito senza utilizzare fonti scritte, ma avvalendosi dei suoi  poteri medianici e delle rivelazioni comunicate dagli ultimi Pupilli della Luna.  Tuttavia l’opera non ha niente di ispirato, profetico o sapienziale in accezione romantica, anzi il dettato è sempre estremamente chiaro e scorrevole.

Il fine che si prefigge Dragon Rouge non è di creare una nuova confessione ma appunto di risalire ad una preesistente religiosità occulta, di carattere notturno e lunare, che deve molto al misterismo pagano; da qui la ricerca della Via degli Antichi Dei, Via svelata dalla possibilità di varcare la soglia tra il nostro mondo e quello degli Immortali. È la stessa idea espressa dal genio visionario di William Blake con la formula “spalancare le porte della percezione”.

L’impostazione di Dragon Rouge è consonante con alcuni dei temi della Wicca, la corrente di Neostregoneria fondata dall’inglese Gerald Gardner negli Anni Cinquanta. L’analogia più evidente consiste nella trasformazione della maniera di intendere la stregoneria, non più come pratica occultistica ma come religione sui generis che utilizza pratiche di carattere sciamanico, e in quanto tale deprivata dagli aspetti satanici o di magia nera presenti solamente in alcune deviazioni dalla dottrina originaria, incarnata dall’antica e nobile stregoneria italiana come anche nella Wicca gardneriana.

L’antica stregoneria italiana stabilisce una differenza essenziale tra il satanismo, nato in seno alla tradizione ebraico-cristiana, e la stregoneria, che è in realtà uno sviluppo autonomo ma non troppo della Vecchia Religione, del pagano culto degli Dei sopravvissuto nella clandestinità a causa della famigerata “caccia alle streghe”. Diversamente da Gardner, Dragon Rouge non ha nessuna pretesa fondativa, rifiuta il ruolo di profeta di un nuovo credo, ponendosi soprattutto l’obiettivo di restaurare una dottrina esoterico-metafisica caduta apparentemente nell’oblio ma non del tutto.

Si è liberi di condividere o meno l’ermeneutica della stregoneria proposta dall’Autore, che ha avuto in ogni caso il merito di indicare i sentieri rivelati dal Mondo della Tradizione, verso una rinnovata presa di coscienza incentrata sul concetto di realizzazione spirituale. Indipendentente dai contenuti del libro, è da valutare con il massimo interesse una concezione capace di superare il pregiudizio scientista e le sue false certezze, come la prospettiva del cosiddetto Pensiero debole, banale e corriva religione del “Nulla Eterno” celebrata da nuovi farisei entusiasti dell’annuncio nietzschiano relativo alla fine del Divino. Una fine apparente, che sancisce in verità il sorgere o, per meglio dire, il risorgere di una diversa visione del Divino coincidente con la scoperta o la valorizzazione della scintilla di fuoco sacro che arde in ognuno di noi, e che consente il volo magico tra le due sfere del mondo e del sovramondo, del divenire e dell’essere, dell’illusione e della realtà.

LA RELIGIONE DELLE STREGHEultima modifica: 2007-05-21T18:20:00+02:00da domenicoturco
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