LIBERISMO E POLITICA SOCIALE

Invocare il ritorno all’idea di politica sociale in tempi di liberismo estremo potrebbe sembrare un’operazione anacronistica, fuorviante e per alcuni aspetti negativa, qualora si traducesse nella meccanica “replica” di ricette demagogiche e populiste. Crollati i muri ideologici e le utopie che promettevano paradisi in terra, adesso occorrono più che mai scelte concrete in grado di realizzare un autentico progresso, sulla base di un pensiero politico “illuminato”, eticamente corretto e socialmente orientato. Non si tratta di tornare all’assistenzialismo statalista, ma neanche di accettare in tutta la sua arroganza quel verbo liberista che, quasi unanimemente condiviso, condiziona l’agire politico implicando una sopravvalutazione dell’economia rispetto all’etica. Viviamo in un mondo globalizzato in cui l’uomo è ormai asservito all’utile in senso affaristico-economico, e la politica, destituita di ogni superiore finalità morale o istanza umanitaria, è sempre più lontana dalla giustizia, dal Bene comune. I politici dei vari schieramenti, ormai tutti prigionieri dei pregiudizi liberistici, non si rendono conto del significato autentico dell’espressione “politica sociale”, cioè una politica che deve risolvere i problemi della gente proponendo allo stesso modo una filosofia di apertura all’Altro. Sociale è quella politica che interiorizza un’idea semplice ma importantissima: l’economia è uno strumento al servizio dell’uomo, non un’arma nelle mani di uomini d’affari o usurai legalmente riconosciuti, da usare per scopi tutt’altro che limpidi. Non si può fare una buona politica senza un’economia “buon”, e “buona” è quell’economia che unisce e non divide, che libera e non incatena, che arricchisce e non rende più poveri.

LIBERISMO E POLITICA SOCIALEultima modifica: 2007-05-21T16:35:00+02:00da domenicoturco
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